lunedì 13 settembre 2010

VENEZIA 67. Intro e Black Swan

In ritardo rispetto al resto del mondo, lancio nell'universo del web il mio modesto contributo sulla 67esima Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.
Come ogni anno il Lido si è illuminato di glamour e flash fotografici, in barba al cattivo tempo. Ma a dare un ulteriore contributo all'euforia generale è intervenuta l'eccentrica presenza di Quentin Tarantino, in veste formale presidente di giuria, quotidianamente entusiasta spettatore in Sala Grande.
Che dire prima di passare alle recensioni?!? Guardare BALADA TRISTE DE TROMPETA (A. deLa Iglesia) accanto a Quentin Tarantino che ride a squarciagola e scalpita sulla sua poltroncina, non ha prezzo.



BLACK SWAN
Nina (Natalie Portman) sogna di diventare prima ballerina del corpo di ballo nel teatro in cui lavora. L'occasione le si presenta quando il direttore Thomas Leroy (Vincent Cassel) decide di mettere in scena una nuova versione de Il Lago dei Cigni. La ragazza dovrà affrontare se stessa e la rivalità nascente con la controversa Lily (Mila Kunis).
Un thriller psicologico e perturbante che mette in scena la parte più oscura dell'animo umano.

Darren Aronofsky è un fine narratore dell'universo delle pulsioni umane. Prima tra tutte la passione, espressa nelle svariate forme dell'ambizione e del desiderio. Black Swan dialoga con i primi lavori del regista, recuperando quella libertà espressiva che aveva fatto di the Fountain un'opera troppo artificiosa, e dei precedenti Requiem for a Dream e PI, il Teorema del Delirio, raffinati incubi esistenziali.
Se The Wrestler (che aveva commosso il Lido di Venezia nel 2008) era forgiato in una forma che ben concertava l'irrequietezza di una macchina da presa incollata al volto di Randy The Ram/ Mickey Rourke e la rinuncia a qualsiasi effetto speciale orrorifico, tanto caro al regista; Black Swan si libera dall'ansia di non deludere le aspettative e dà sfogo a tutta la creativa genuinità che Darren Aronofsky potesse investire.

La macchina da presa indaga il volto di Natalie Portman registrandone ogni cedimento, ogni imbarazzo, ogni sussulto. Elegante Cigno Bianco alla ricerca della perfezione, statuaria e controllata in ogni istante, anche quando piange o sembra guardarsi intorno spaesata. Impenetrabile e perfetta, Nina non sembra essere adatta al ruolo della Regina dei Cigni, perchè in lei non alberga alcuna forma d'istinto apparente, alcuna pulsione che non possa essere sedata. Solo il direttore del teatro riesce a scorgerne un bagliore, ed è l'inizio della tragedia di Nina.

La musica di Tchaikovsky tormenta l'intero evolversi del film. Le due fanciulle-cigno del balletto, Odette e Odile, si incarnano nelle fantasie della protagonista, in lotta con la parte oscura di sé. Alimentata e segregata da una madre frustrata ed ossessiva (Barbara Hershey), l'anima nera di Nina si abbatte sul corpo flagellandolo di continuo. E se la Regina dei Cigni cerca la morte perchè il principe Sigfried è innamorato della sua sosia, l'ossessione di Nina è che Thomas ami Lily, passionale diabolica imperfetta.
A pulsare sotto le note del film è il secolare conflitto che alberga nell'animo dell'artista. Lo scontro perenne tra l'artificio della tecnica e la spiritualità violenta del genio creativo. Un dramma avvolgente, epidermico, adrenalinico, affascinante.
Se il tema del doppio non risulta originale, a sconvolgere ogni aspettativa ci sono i volti demoniaci in cui Darren Aronofsky trasforma un cast eccezionale (ai già citati va aggiunta Winona Ryder nel ruolo di Beth) e la sensazione, usciti dalla sala cinematografica, di aver vissuto davvero quell'incubo.
RICETTA
Due settimane a Venezia, per chi c'è stato in occasione della mostra del cinema, significano panini costosissimi (come ha ricordato anche Isabella Ragonese durante la cerimonia d'apertura) e cibo poco attraente. Purtroppo non si vive di solo cinema e la nostalgia di un piatto cucinato in casa ha dominato negli ultimi giorni. Ma ora sono tornata e, aspettando l'uscita di Black Swan nelle sale italiane, non resta che prepararsi gastronomicamente allo sconvolgimento dei sensi che potrebbe provocare.
Ecco un dessert caldo, un soufflè con l'anima nera di cioccolato contrastato dalla delicatezza dello zabaione, primo malinconico addio all'estate che svanisce e saluto all'autunno che avanza.
Soufflè caldo al cioccolato e zabaione
  1. 3 cucchiai di fecola
  2. 60g di zucchero di canna, più altro per spolverizzare
  3. 250 ml di latte
  4. 4 uova, tuorli e albumi separati
  5. burro per lo stampo
  6. zucchero a velo
  7. 120 g di cioccolato fondente a pezzetti
per lo zabaione
  1. 2 uova
  2. 3 tuorli
  3. 90g di zucchero
  4. 4 cucchiai di caffè solubile
  5. 2 cucchiai di brandy
Per il soufflè, mettete la maizena in una ciotola. Unite poco latte e mescolate. versate il latte restante in una casseruola a cui unirete il cioccolato. Scaldate a fuoco lento e, una volta sciolto del tutto, unite alla maizena. Riversate nella casseruola, portate a bollore e cuocete per un minuto. Togliete dal fuoco e incorporate un tuorlo alla volta, coprite e fate intiepidire. Montate gli albumi a neve in una ciotola ed unite gradualmente lo zucchero finchè il composto non sarà sodo ma non asciutto. Unite un poco della meringa nel composto di cioccolato, aggiungete delicatamente tutto il resto. Versate in uno stampo da soufflè da 1 litro imburrato e spolverizzato con zucchero di canna e cuocete in forno preriscaldato a 190° per 40 minuti. Quando il soufflè è quasi pronto preparate lo zabaione. Mescolate tutti gli ingredienti, cuocete a fuoco lento mescolando continuamente finchè il composto non sarà denso e leggero. Servite con il soufflè spolverizzato con lo zucchero a velo.

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