mercoledì 5 gennaio 2011

Morte in Biancheria Sexy, AFTER.LIFE (A. Wojtowicz-Vosloo, 2009)



Anna (Christina Ricci) vive un'esistenza banale, che la trascina di giorno in giorno senza pathos. Una sera, per il malumore ed il maltempo, fa un incidente. Si risveglia sul tavolo di un obitorio, clinicamente morta ma incredula dell'accaduto. Unica possibile fonte di chiarezza è il dottor Elliott Deacon (Liam Neeson) che deve occuparsi del cadavere.

L'horror, in genere, si gioca nella circostanza inattesa, nell'abiezione, nella morte che supera il confine piazzandosi in quel limbo che è la non-vita. Questo film, invece, propone in modo acerbo la supposizione contraria. Ossia che tra la vita e la morte non ci sia separazione netta e che la profanazione del confine non comporti disordine, bensì chiarezza.
Liam Neeson è il vendicatore della morte, per donarle dignità deve porre fine alle vite inespresse. Una sorta di Caronte che traghetta i defunti....dandogli una spinta in più!

Opera prima di Agnieszka Wojtowicz-Vosloo, A.L istilla il dubbio della morte, traccia esistenze sopite per poi ragionare sulla fugacità della vita ma senza banalizzare il carpe diem. Giocando sul risvolto psicologico più che sul trauma visivo più consono agli horror di genere, però, lascia per strada qualche necessaria rifinitura. Il dottore Elliott Deacon è poco accorato nella difesa dei suoi principi, e poco persuasivo negli sguardi che lancia alla paziente. Enigmatica e piacevolmente nuda, Christina Ricci si veste di una bellezza eterea, insolita per l'attrice. Mentre, nel ruolo del fidanzato Paul, Justin Long è sufficientemente disperato. Bello, in alcuni momenti, il contrasto tra l'impossibilità di Paul di vedere il corpo di Anna ed il movimento indugiante sulle forme della ragazza, vestite di simbolica seta rossa, che la macchina da presa le indirizza in assenza di altri sguardi.

Restano, tuttavia, delle tracce superflue che minano l'essenzialità del film che, fondamentalmente, si mantiene sobrio e logorante nei ritmi e nella fotografia a tratti disturbata dal colore rosso. La sceneggiatura perde mordente mentre sorgono domande assillanti nella mente dello spettatore scettico:
Come fa una persona a credere di essere morta se uno la guarda dritta negli occhi e con aria impassibile le dice: "Sei morta, Anna, la tua opinione non ha più importanza"?
Fondare il dubbio della vita su una ferita che non sanguina, per poi tradire il concetto se l'alito appanna lo specchio, ed ancora portare fino in fondo il lavorìo psicologico ai danni della protagonista con motivazioni che non convincono nemmeno lo spettatore, può funzionare in un film che sulla violenza psicologica dovrebbe fondarsi?
Infine, era tanto necessaria la presenza di quel bambino che crede di essere Haley Joel Osment ne Il Sesto Senso?


RICETTA
Avete presente quella sensazione di speranza che, nel corso di un film, viene ripetutamente accolta e delusa; che vi regala momenti in cui la buona impressione è confermata, ed altri di dubbio cocente? Questo film ha a che fare con propositi e sconfitte, ma è difficile averne un'opinione buona o cattiva. Se non altro si esaudisce nel limbo che si propone di narrare. Affinchè il nostro compito sia in linea con il gusto dell'opera bisogna convenire sul fatto che il piatto debba essere altrettanto stranamente accettabile.
La ricetta in questione è una torta che rischia di risultare troppo dolce, ma che garantisce buone possibilità di riuscita essendo particolare pur andando incontro ai gusti dei più.
TORTA ALLA BANANA
300g di farina
250g di burro
250g di zucchero
4 uova
2-3 banane
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di cannella
In una terrina montate lo zucchero ed i tuorli d'uovo. Aggiungete gradatamente il burro lasciato ammorbidire a temperatura ambiente. A parte montate gli albumi a neve ben ferma. Aggiungete la farina e le banane frullate al primo impasto ed, in ultimo, gli albumi, mescolando dal basso verso l'alto con un cucchiaio di legno. Un pizzico di cannella e versate il tutto in una teglia imburrata. Cuocete per 30 minuti circa in forno preriscaldato a 200°. Una volta raffreddato potete cospargere con glassa di cioccolato oppure di zucchero, o con meringa e limoni caramellati (per rendere il tutto ancora più dolce!).

4 commenti:

  1. "Infine, era tanto necessaria la presenza di quel bambino che crede di essere Haley Joel Osment ne Il Sesto Senso?"
    Aggiungerei: era tanto necessario che fosse il figlio della madre di Norman di Psycho?

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  2. bp_1986 ovvero "o' fisichiello" ... ma che dici?!? nunn'aggiu capito niente. Ti saluto che mo'sera aggia sonà.

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  3. Teresa Peccerillo31 gennaio 2011 06:11

    ccà 'nge stava bona a muzzarella!

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