giovedì 19 aprile 2012

BEL AMI. Storia di un seduttore (D. Donnellan, N. Ormerod)

Georges Duroy (Robert Pattinson) è un giovane ex soldato nella Parigi di fine XIX secolo. La sua unica dote risiede nel fascino, che lo porterà a scalare le vette della ricca borghesia francese. Soprannominato dalle ammiratrici "Bel Ami" (amico del cuore), saprà risolvere la noia sofferta dalle ricche dame, ottenendo in cambio un lavoro prestigioso e non pochi favori. Ma riuscirà la ricchezza acquisita a riscattare la sua immagine nell'alta società?

I primi fotogrammi di Bel Ami sembrano rispondere all'aspettativa di un racconto avvolgente ed inquietante, con Robert Pattinson nei panni di Georges Duroy che se ne sta in penombra a rimuginare sul tozzo di pane che gli ricorda la miseria in agguato, con le mani che si sfregano vogliose di posarsi al più presto su un bottino consistente.
Opera prima della coppia teatrale Declan Donnellan e Nick Ormerod, Bel Ami, dunque, ripropone il tema del celeberrimo racconto di Guy de Maupassant, puntando a ribadire che alle basi della società contemporanea, dal XIX secolo ad oggi, vige sempre la regola d'oro che la corruzione e l'arrivismo sono la forza dei potenti. E la forza del racconto è proprio il suo protagonista, ragazzo povero all'inizio, ricco inetto alla fine.

Peccato che il "seduttore", cui fa riferimento il sottotitolo nella distribuzione italiana, nel corso del film non si faccia vivo nemmeno una volta. Pattinson sfoggia un'espressione vuota ai limiti della lobotomia per gran parte del tempo, negli attimi restanti accenna ad un broncio infantile e sufficientemente irritante. Donne argute e complesse gli passano accanto inspiegabilmente rapite, chi per attrazione chi per mero interesse politico, da un ometto che perde ogni potenziale carisma tra frasi smorzate e sguardi vacui. Non bastano le talentuose Uma Thurman, Kristin Scott Thomas e Christina Ricci a risollevare il bilancio, perchè la presenza ingombrante di Pattinson porta a fondo l'intera nave. 

La narrazione perde ogni guizzo possibile, l'intreccio politico resta in secondo piano, tra le belle forme di Clotilde e la fotografia luminosa curata da Stefano Falivene. Peccato che della bieca natura umana, dei raggiri politici e delle storture civili resti solo qualche cenno sbiadito. I dichiarati richiami alla contemporaneità perdono di consistenza, ed a sostenere il film restano veramente pochi elementi. La fotografia, si è detto, ed il volto disperato ed invecchiato di Virginie, tuttavia tendenzialmente grottesco nel tiepido umore generale.


RICETTA
Ad una tavola di ricchi si addice un piatto raffinato (o così parrebbe da ciò che viene servito al povero Georges incapace di decifrare le posate). Per l'occasione mi son presa la libertà di decodificare la videoricetta di Paolo Pasquini da www.atavolaweb.it .
MAZZANCOLLE MARINATE CON TARTARE DI FRAGOLE
8 Mazzancolle fresche
200 gr di Fragole
2 lime
aceto
olio
sale
menta
pepe rosa
maggiorana
Sgusciate le mazzancolle eliminando il guscio ed il filamento interno. Mettetele a marinare nel succo di lime per mezz'ora. Intanto tagliate le fragole in piccoli cubetti che condirete con un pizzico di sale, qualche foglia di maggiorana, pepe rosa, ed una vinaigrette ricavata dall'emulsione di aceto, olio ed un goccio di lime.
Quando la marinatura sarà pronta, servite le mazzancolle sgocciolate dal succo di lime, con accanto la tartare di fragole. Nel piatto da portata servite qualche goccio di salsa alla menta che avrete ottenuto frullandone o centrifugandone le foglie con l'aggiunta di olio e sale.

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