venerdì 30 settembre 2011

SUPER 8 (J.J.Abrams, 2011)

Ohio, 1979. Joe (Joel Courtney) ha da poco perso la madre in un incidente sul lavoro. Trascorre il suo tempo con un padre distante perchè preso dal proprio dolore, e con gli amici intenti a girare un film sugli zombie in super8. Una notte la "troupe" esce furtivamente di casa, con l'aiuto di Alice (Elle Fanning) che ha rubato l'auto al padre, per girare una scena drammatica alla stazione ferroviaria. Il treno arriva ed i ragazzini iniziano a girare, ma qualcosa va storto. Un pickup si muove sui binari, andando verso il treno, ed in pochi minuti la collisione provoca un disastro senza precedenti. I bambini in fuga abbandonano la cinepresa che continua a riprendere tutto. Intimati dall'autista in fin di vita di non parlarne con nessuno, giurano di mantenere il segreto, ma nei giorni seguenti avvengono strani fenomeni in tutta la città.

Super 8 nasce dal sodalizio tra J.J.Abrams e la produzione di S.Spielberg, ai cui film questo lavoro strizza l'occhio. Per la generazione cresciuta negli anni '80 sarà facile riconoscere contaminazioni e citazioni tratte da i Goonies (R.Donner, 1985), Stand by Me (R.Reyner, 1986), E.T. (S.Spielberg,1982) ed altro ancora. Un tuffo nostalgico nelle storie del passato, nel cinema avventuroso per ragazzini. 

La prima parte del film, in particolar modo, è dedita a fraternizzare con i piccoli protagonisti. La cittadina dell'Ohio (luogo periferico per antonomasia nella cinematografia statunitense) si trasforma in un posto interessante e misterioso come solo lo sguardo di un bambino potrebbe renderlo. Insieme si gioca a fare gli adulti, e tutti si impegnano nel lavoro e nelle difficoltà che gli si presentano, si proteggono. Charles è l'immancabile ragazzino "non ancora magro", Cary è il giocherellone del gruppo, Martin è il bello ma fifone, Joe è il timido dal cuore grande, Alice è dolce e carina, e tutti se ne innamorano.
Da queste premesse rivive la magia dei filmini in Super8, dei walkman, della tecnologia con le sue promesse democratiche. I bambini sognano il cinema, ma soprattutto vogliono "fare" il cinema, come quello di G.Romero.

La seconda parte si apre, invece, al contrasto con l'artificio in computer grafica odierno che s'impone alla purezza ricercata nella parte precedente. Il mostro diventa visibile, la scena si anima di esplosioni ed oggetti pericolosamente in volo. E come nei migliori film spielberghiani arriva la resa dei conti con scene lacrimevoli al seguito. Tutto comincia nel momento in cui Alice e Joe parlano della morte della madre di lui, da qui i conflitti emotivi e gli effetti speciali crescono in modo direttamente proporzionale.

Il fascino retro della prima parte e l'epilogo rumoroso si conciliano in una struttura narrativa pulita e senza sbavature. Per le nuove generazioni che andranno al cinema sarà un'esperienza nuova e familiare allo stesso tempo. Per noi cresciuti a pane e Goonies, invece, sarà più facile storcere il naso. E' il moralismo eccedente nel finale a disturbare. Ragazzini tanto furbi ed intrepidi vengono attorniati e messi in ombra da momenti di riconciliazione annunciati e ribaditi di continuo, e l' "effetto melassa" è un pò noioso. In ogni caso si tratta di un film complessivamente piacevole. Eccezionale il filmino in Super8 durante i titoli di coda, senza dubbio un finale brillante.

RICETTA 
Vi ricordate Chunk nei Goonies, con le manine appiccicose e la faccia perennemente imbrattata di crema e cioccolata? La ricetta che proporrò serve a stimolare il golosone che è in voi...spero di riuscirci.
TIRAMISU' AL PISTACCHIO
per la crema:
100g di pistacchi sbriciolati
600 ml latte
4 tuorli
120 g zucchero
35g farina 00
15 g maizena
per il tiramisù e la crema al mascarpone:
400 gr. savoiardi
5 uova
250 gr. zucchero
500 gr. mascarpone
1 bicchiere di latte
1 bicchierino di marsala
Mettete a scaldare il latte in una casseruola e quando sarà bollente aggiungete il pistacchio sbriciolato. Mettete il coperchio e fate riposare per 30 minuti. Intanto sbattete i tuorli con lo zucchero, la farina e la maizena. Dopo che il latte avrà riposato, togliete i grumi passando il composto attraverso un colino. Fate bollire il latte al pistacchio filtrato, poi lasciatelo intiepidire prima di versarlo lentamente alle uova sbattute. Mescolate bene, poi mettete la ciotola con la crema a bagnomaria e mescolate fino a che non diventerà denso. Una volta ottenuta la crema al pistacchio lasciatela raffreddare, poi mettetela in frigo almeno due ore prima di utilizzarla.
Dividete i 5 tuorli dagli albumi. Con uno sbattitore elettrico unite lo zucchero ai tuorli fino ad ottenere un composto cremoso. Unite il mascarpone e mescolate. A parte montate a neve gli albumi. Poi unite alla crema di mascarpone precedentemente amalgamata. In una ciotola mescolate il latte ed il marsala, inzuppate uno ad uno i savoiardi che andrete a disporre in una pirofila. Per ogni strato di savoiardi spalmate uno strato sottile di crema al pistacchio ed uno di crema al mascarpone, mettetene un pò di più nello strato finale. Guarnite con granella di pistacchi e lasciate riposare in frigo per un paio d'ore almeno.

mercoledì 28 settembre 2011

SNATCH - LO STRAPPO (G. Ritchie, 2000)

Il Turco (Jason Statham) e Tommy (Stephen Graham) stanno organizzando un incontro truccato, ma Mickey (Brad Pitt) manda all'aria i loro piani. Intanto Franky (Benicio Del Toro) deve consegnare un diamante enorme ad Avi (Dennis Farina), ma si ferma a Londra e viene intercettato da Boris (Rade Serbedzija) che conosce la sua passione per le scommesse. Sol (Lennie James) e Vinny (Robbie Gee) vorrebbero mettere le mani sulla valigetta di Franky, e chiedono aiuto ad un amico grasso ed impacciato...

Cousin Avi, Sol, Vinny , Mickey, Franky Four Fingers, Turkish, Gorgeous George, Tommy, Bullet-Tooth Tony, Boris the Blade, Doug the Head, Brick Top ... I nomi dei personaggi si susseguono in un montaggio serrato, impossibile seguirli, impossibile ricordare i loro nomi, impossibile mantenere la calma. Un groviglio di trame, dialoghi serrati. Ricostruirne la trama sarebbe dispendioso, ed anche un pò fuorviante. Snatch è un gioco in cui  Guy Ritchie lavora all'effetto ridicolo che un piano criminale può avere suo malgrado, in cui gli eventi sono più importanti di personaggi estremamente colorati e macchiettistici. Procede per scatole cinesi la gara a chi riesce a "fregare" chi. Tra pulp e commedia si alternano volti in cui compare davvero ogni possibile attore si possa immaginare in quel ruolo.

E c'è il Turco che vuole acquistare un camper da uno zingaro che parla strano. Tre neri disorientati e goffi che tentano di rapinare il peggior criminale della città, assassini con cicatrici in vista e scommesse clandestine. Anche se muore qualcuno l'evento rientra legittimamente nell'assurdità della dinamica, un altro pezzo dello scenario, altri particolari ridicoli da aggiungere all'elenco.
Ritmo e dinamismo. Tutto è esagerato, come le dimensioni del diamante o del camper della mamma di Mickey (Brad Pitt). I tempi si dilatano, la sfortuna si muove come un boomerang.

 To snatch significa "afferrare, strappare". Lo strappo cui allude il titolo italiano è onomatopeico dell'andatura ritmata del film. Guy Ritchie ripropone uno schema che già aveva funzionato con il precedente Lock&Stock (1998), comprendendo l'ambientazione londinese quanto i ritmi da videoclip. Tuttavia non annoia la sensazione di "già visto" che accompagna le scene. Libero sfogo al grottesco, dunque, che si ripete negli stilemi ma non smette di divertire. E se vi piacciono le volgarità ben dialogate, è il film che fa per voi.

RICETTA
Al dispendio di energie impiegate per seguire un film tanto intricato e adrenalinico, rispondo con un piatto semplice e leggero.
SEPPIE GRIGLIATE CON VELLUTATA DI ZUCCA 
200g di polpa di zucca
1 scalogno
4 seppie
olio
sale q.b.
pepe, un pizzico
noce moscata
(panna da cucina facoltativa)
In poco olio soffriggete lo scalogno ed aggiungete la polpa di zucca tagliata a dadini. Lasciate rosolare pochi minuti ed aggiungete dell'acqua. Coprite e lasciate cuocere. Aggiustate di sale. Riducete in crema il composto con un frullatore ad immersione. Se risulterà troppo acquoso, lasciate cuocere qualche altro minuto. Aggiungete un pizzico di noce moscata e, se volete, della panna da cucina. A parte, su una piastra ben calda, grigliate le seppie precedentemente pulite. A fine cottura versate nei piatti 3 o 4 cucchiai di crema sulla quale adagerete le seppie per servire.

domenica 18 settembre 2011

Rispetto ai precedenti, questo post è alquanto anomalo. Non si tratta di una recensione ma di una videoricetta.  Con questo video partecipo ad una gara culinaria. Più visualizzazioni raggiungo, più possibilità ho di vincere! Ecco il link:

http://www.youtube.com/watch?v=1adrFvJW324

domenica 11 settembre 2011

I GUARDIANI DEL DESTINO (G.Nolfi, 2011)

David Norris (Matt Damon) è un uomo politico di successo e sembra destinato ad una vita di trionfi professionali. Incontra Elise (Emily Blunt) e ne rimane folgorato. Il caso sembra volerli insieme, ma non sono della stessa idea i guardiani del destino, uomini in abito scuro e cappello, che fanno da supervisori al piano che il "Presidente" ha scritto per l'umanità.

Ennesimo film tratto da un racconto di Philip K.Dick, ma dimenticate questo particolare e andiamo oltre.
Prima volta da regista per lo sceneggiatore George Nolfi, che con i Guardiani del Destino dirige una love story non prevista nella storia già scritta dell'umanità. E detta così suona profetica e stupida allo stesso tempo. Riproviamo. David incontra Elise, che lo bacia appassionatamente e fugge perchè si è imbucata ad un matrimonio. Si incontrano per caso su un autobus, qualche tempo dopo, e David è felicissimo. Ma degli uomini col cappello, che hanno messo in standby tutto il personale del suo ufficio, gli dicono che nel piano del destino non è previsto che incontri Elise e bruciano il bigliettino su cui è scritto il numero della ragazza.

Forse raccontata così è un pò più chiara, ma sembra ancora stupida. Bene, andiamo avanti che magari riesco a riprendere le redini della situazione.
Generi come la fantascienza e l'horror funzionano perchè mettono in scena paure condivise attingendo dalla realtà. Il tema fondamentale di questo film attinge dalla speranza rassicurante, condivisa sin dalle popolazioni più antiche, che esista una qualche sorta di divinità che guidi il destino del genere umano pur avendogli donato il libero arbitrio. E di questa speranza propone la variante che anche la divinità possa cambiare idea e sbagliare...e quando viene scoperta dire: C'avevate creduto? In realtà vi stavo mettendo alla prova!

Non so se sono sulla buona strada per riscattarmi dall'inizio poco glorioso di questo articolo, ma proseguo indisturbata. Quale tema più edificante se non l'amore? L'idea che due persone siano davvero state pensate per essere l'una dell'altra, e che qualsiasi deviazione del cammino non potrà mai cancellare quel sentimento che brucia come una marcatura a fuoco, è un pensiero assai elevato (per noi cuori coccoloni). Peccato che nel film i nobili sentimenti e gli intrighi machiavellici si perdano tra impresari del destino che corrono dietro un futuro presidente degli Stati Uniti diluendo la sostanza esplosiva che sta dietro i pronostici.

La vita umana è, dunque, coordinata da una gerarchia di funzionari, capi d'ufficio e presidenti che si passano la pratica fino a risolverla. E come in ogni ufficio pubblico che si rispetti, le risposte sono vaghe e rimandate a qualcun altro che ne sappia di più. Non che per tutto il film si abbia l'impressione di essere alle poste o in una segreteria, ma sicuramente se ci si affeziona quasi subito alla bella coppia di protagonisti, è anche perchè non è dato comprendere il reale motivo del perché di tanto accanimento contro di loro. E quando sembra essere chiaro, ecco che arriva l'angelo buono, commosso, che suggerisce a David un piano. Il tutto senza alcuna conseguenza drammatica. Ecco cosa non perdono a questo film, il lieto fine. Molti momenti sono piacevoli (nonostante la mia presentazione), la vicenda scorre lenta ma la voglia di vedere come va a finire resiste, è il lieto fine che guasta del tutto la possibilità di un riscatto, di un'apoteosi spietata. Sarò cattiva ma che senso ha perseguitare due persone per anni e poi ritirarsi? Forse perché l'Amore è destinato a trionfare e Dio (il Presidente) è buono? Fantascienza.

RICETTA.
La mia idea, per questo film, era di proporre una ricetta che vi impegnasse per un pò di tempo. Qualcosa di abbastanza impegnativo da accaparrarsi il destino della vostra giornata in cucina. Ma non avevo idee abbastanza prelibate. Allora mi sono rivolta ad uno dei miei blog preferiti in campo culinario: giallozafferano.it. E guardate un pò cosa ho trovato:
ARROSTO DI VITELLO ALL'UVA
1 Kg ca. di noce di vitello
3 spicchi d'aglio
burro
prezzemolo
rosmarino
salvia
2 carote
2 cipolle
2 gambi di sedano
600 g di uva bianca e nera
bacche di ginepro
250 ml di vino bianco
olio q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
Prendete la vostra noce di vitello e appoggiatela su un tagliere; togliete con un coltello le eventuali cartilagini, quindi legatela con uno spago da cucina. Sistemate il rosmarino e qualche foglia di salvia sul vostro arrosto. Prendete una casseruola e, dopo aver fatto scaldare l'olio e il burro, adagiatevi la carne. Fate rosolare l’arrosto su tutte le sue parti, girandolo con un cucchiaio di legno, poi aggiungete il vino. Quando l'arrosto sarà ben rosolato trasferitelo in una tegame da forno, dove verserete anche il fondo di cottura. Mondate le carote, il sedano, le cipolle e l'aglio e poneteli nella pentola dell'arrosto insieme alle bacche di ginepro, al prezzemolo, al sale e al pepe . Lasciate cuocere in forno già caldo per un’ora a 180° (rigirando l'arrosto ogni tanto). Nel frattempo lavate bene l’uva, tagliate gli acini a metà e togliete i vinaccioli. Dopo l’ora di cottura, togliete dalla pentola le verdure e gli aromi, lasciando solo il fondo di cottura, dopodiché aggiungete gli acini e fate cuocere per altri 20 minuti mantenendo la temperatura a 180°. Una volta spento il forno lasciate riposare l’arrosto per qualche minuto,  poi tagliatelo a fette e servitelo assieme all'uva aggiungendo il sugo formatosi durante la cottura.

martedì 9 agosto 2011

UN WEEKEND DA BAMBOCCIONI (D. Dugan, 2010)

Un gruppo di amici si ritrova dopo trent'anni al funerale del coach che da bambini li portò alla vittoria del campionato di basket. Trascorreranno il weekend del 4 Luglio nella casetta sul lago della loro infanzia con le rispettive famiglie.

Una commedia senza alcuna pretesa che si adagia su un cast di altissimo livello per il genere (oltre ad Adam Sandler, Chris Rock, Salma Hayek, fa una comparsata anche Steve Buscemi). Il problema essenziale sta nel fatto che dietro qualche battuta divertente non c'è una base solida, una trama efficace, o semplicemente una qualsiasi forma di sintonia tra le parti. Gli attori sembrano coinvolti stancamente in una prova organizzata all'ultimo momento prima dell'esibizione. La quarta parete teatrale è goffamente percepita, tanto che gli attori si prodigano per tutto il film in spiegazioni, battute reiterate e facili moralismi ridendosela in gruppo, voltando le spalle allo spettatore perplesso.

I noti volti della commedia americana vestono panni già precedentemente indossati, senza aggiungere granché. Sandler è un ricco agente, sposato ad una stilista mozzafiato e padre di tre figli viziati e noiosi. Non molto difficile ripensare al Sandler del remake di Mr. Deeds (S. Brill, 2002), in questo immaginato, ipotetico prosieguo in cui il bonaccione, diventato ricco, sogna per i suoi figli l'innocenza dei giochi semplici della sua infanzia e un amore senza interessi.

Chris Rock interpreta il maritino fedele con la moglie incinta che non gli dedica le attenzioni che vorrebbe. Premuroso e gentile sebbene la moglie arrivi a sospettare l'infatuazione del maritino per la tata cinese degli amici in vacanza. Rock torna sui passi di Manuale d'infedeltà per uomini sposati, da lui diretto ed interpretato nel 2007. Tuttavia il politicamente corretto della recente pellicola mal si concilia con la comicità libertina del precedente film, e l'amore trionfa nei sentieri della fedeltà e del raziocinio.

Rob Schneider è forse il personaggio meglio riuscito. Canzonato, goffo e ridicolmente agghindato da collane di cautchou e parrucchini "alla Elvis", interpreta l'amico spiantato. Tra tutti gli interpreti è sicuramente il più versatile (nel corso della sua carriera si è guadagnato numerose menzioni nella serie animata South Park in cui gli si accreditano ruoli assurdi ed inverosimili), e qui è il focoso amante di una settantenne, padre di tre figlie (due mozzafiato che renderanno piccante la vacanza) avute da relazioni precedenti.

Si potrebbe continuare ad oltranza ma, si sa, è facile trovare assonanze nella carriera di un attore, ancor più se si tratta di un caratterista da commedia. Strano è, invece, ritrovarli tutti nel ruolo di trentenni che si riuniscono e tirano le somme della propria esistenza, a prendersi in giro a vicenda. Sembra che Sandler abbia voluto scrivere una sceneggiatura per se stesso ed i suoi amici, uniti da una carriera voluminosa e pressoché stabile, ora trovatisi a fare il punto e mediare gli eccessi goderecci con una dose indigesta di precetti etici e moralismi da commediante mal consumato. Il risultato è evidente, per tutto il film, salvo qualche risatina qua e là, si ha la costante impressione che "se la cantino e se la suonino" tra loro.

RICETTA
Bamboccioni di tutto il mondo unitevi! Un omaggio gastronomico alle costanti immortali delle feste per bambini: il ciambellone e la nutella.
CIAMBELLA BICOLORE ALLA NUTELLA
400 g di farina
6 uova
400 g di zucchero
un bicchiere dei latte
2 bustine di lievito
un bicchiere di olio di semi
2 bustine di vanillina
nutella
Sbattete i tuorli dell'uovo con lo zucchero, aggiungete gradatamente la farina, il latte e infine l'olio. A parte montate gli albumi a neve, ed aggiungeteli al composto insieme al lievito mescolando con un cucchiaio di legno. In una teglia imburrata (preferibilmente una teglia con la torre in mezzo per ciambelle) versate tre quarti dell'impasto. Nel quarto restante mescolate la nutella precedentemente sciolta a bagnomaria. Versate sull'impasto nella teglia e cuocete per 45 minuti nel ripiano basso del forno preriscaldato a 180°.

lunedì 8 agosto 2011

HEREAFTER (C. Eastwood, 2011)

Parigi, Marie (Cécile De France) è una giornalista. Sopravvissuta allo tsunami del 2004, resta profondamente scossa dall'esperienza ai limiti della morte appena superata, tanto da voler rinunciare ai progetti già avviati per scrivere un libro che intitolerà Hereafter (Aldilà). 
Londra, Marcus (George McLaren) perde in un incidente il fratello gemello (Frankie McLaren). Affidato alle cure di una famiglia adottiva, il bambino contatterà numerosi sensitivi nel tentativo di mettersi in contatto con lui.
San Francisco, George (Matt Damon) lavora come operaio, sebbene in passato la sua capacità di comunicare con l'aldilà gli abbia procurato fama e ricchezza. 
Le vite dei tre protagonisti sono destinate ad incontrarsi.

Agli inizi del 2011 Eastwood firma un altro film, come fa da anni ormai con cadenza quasi regolare. Dall'indagine binomiale del Bene e del Male, trattata sempre con particolare riguardo (Mystic River, Million Dollar Baby...) arriva a dirigere un film la cui scelta risulta di primo impatto assai discutibile. Un salto tematico notevole porta il regista ad indagare materia assai consuetudinaria per molti cineasti, come il confronto con la morte nei sentieri del misticismo e dell'inconoscibile, pur mantenendo attive le costanti stilistiche e finanche le tematiche già affrontate nei precedenti lavori (Politica, integrazione sociale, vecchiaia, morte).

Lo scoglio dell'inconoscibile, per coloro che contattano sensitivi ed altri ciarlatani mediatori con l’aldilà, sembra accettabile solo se negato dai precetti consolatori della religione. Il regno dei morti è una dimensione fatta di rimorsi e voci sopravvissute alla vita, senza effetti speciali o proverbiali bagliori alla fine del tunnel. Coloro che vi si affacciano davvero non ne  scoprono il mistero, ma vengono rigettati indietro. Nel cercare conforto nell'aldilà si trovano soltanto i resti della vita stessa. Non serve, dunque, rifugiarsi nella speranza di una vita dopo la morte, ma coltivare e lavorare il terreno dell'esistenza, altrimenti si finisce col trovare ancora i fantasmi lasciati lungo il cammino presente.

Un Matt Damon più maturo, più adulto di quanto siamo abituati a vedere, interpreta il solitario George. Condannato ad un destino di emarginazione in vita, si rintana nei luoghi chiusi, poco caratterizzati e prediletti dalla regia e dalla fotografia denotata dall’atmosfera crepuscolare. La recitazione minimale e l’atteggiamento impacciato sono di un personaggio che vorrebbe tuffarsi nella vita, ma di questa trova accesso nei piccoli piaceri di un corso di cucina o nella voce di Derek Jacobi che legge Dickens. Il “dono” che lo ha maledetto è una persecuzione che fin troppo invade le sue giornate.

Che le sofferenze accomunino umanità diverse in tutto il mondo, è affermazione scontata che, però, nel lavoro di Eastwood si rigenera dell’attualità delle tragedie accennate o direttamente evocate nel film. Lo tsunami, gli attentati a Londra del 2005 e la crisi economica cui fanno riferimento gli operai sull’orlo del licenziamento, sono i veri ostacoli cui la vita deve far fronte. I morti parlano degli errori lasciati alla vita, ed i vivi hanno il compito di viverla quella vita, di superare ogni apparente ostacolo.

Un regista sempre più impegnato nella costruzione del proprio testamento stilistico, dunque. Consacrato come attore negli annali del cinema di culto ed ora stimato autore di alcune tra le più belle pellicole degli ultimi vent’anni. Difficile tirar le somme tra le note di merito e quelle di demerito di questo Clint Eastwood invecchiato e artisticamente preoccupato di definire le note più sentimentali del suo fare cinema. In Hereafter resta troppo labile il legame con la realtà. Il film si perde nella leggerezza evocata che collide con la messa in scena ordinata e "classica" eastwoodiana.  Sebbene il messaggio finale appaia quasi una sintetica dichiarazione artistica che dall’ hic et nunc del “come si deve vivere” approda alla magia del caso e del soprannaturale. La sceneggiatura quanto la messa in scena vengono fin troppo ripulite degli orpelli, così da consegnare un’opera essenziale e quanto mai inconsistente. Sullo schermo si muovono esistenze provate da un lutto interiore, lodevolmente mai esposto in modo impudico e, d’altro canto, nemmeno tanto incisivo nell’evolversi della vicenda, fatta eccezione per la storia del piccolo Marcus.

RICETTA
Ad un film che tenta di narrare dello spazio tra la vita e la morte, dell'attesa dell'eternità dopo la vita, propongo di associare uno sfizioso antipasto. Perchè? Perchè aspettando l'epilogo dell'angosciante storia si addice una portata gustosa che però sia d'attesa per qualcos'altro. Questa volta la ricetta è frutto di un'intuizione personale...di cui vado particolarmente fiera.
TORTINI DI MELANZANE E GAMBERI
500 g di melanzane
250 g di gamberi
200 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
erba cipollina fresca
maggiorana
prezzemolo
olio
Sugo di pomodoro al basilico
sale q.b.
Tagliate a fettine sottili le melanzane, cospargetele di sale e mettetele in una ciotola con un peso sopra per qualche ora, così che perdano l'acqua. A fuoco medio portate ad ebollizione il sugo al basilico. Strizzate le melanzane e cuocetele nel sugo per una decina di minuti. Spegnete e lasciate intiepidire. A parte versate in una ciotola il formaggio spalmabile al quale aggiungerete le erbette tritate finemente e un pò di olio (un'ottima variante sta nel sostituire al formaggio bianco quello alle erbe, o alle olive verdi, o mescolare entrambi in parti uguali). Prendete degli stampini (quelli in alluminio usa e getta per tortini vanno benissimo!), foderate l'interno con le melanzane al pomodoro. Riempite con due cucchiaini di formaggio alle erbe ed aggiungete 3-5 gamberi sgusciati. Mettete un'ultima melanzana per chiudere il tortino. Ponete in forno a 200° per 15-20 minuti. Riversate i tortini su un piatto da portata e servite caldi.

domenica 17 luglio 2011

LA BELLEZZA DEL SOMARO (S.Castellitto, 2010)

Marcello (Sergio Castellitto), architetto insoddisfatto con una focosa amante ventenne (Lola Ponce), è sposato con Marina (laura Morante). Vivono in una bella casa a Roma e si preparano a trascorrere le vacanze per la festa di Ognissanti nella tenuta di campagna. Con sé porteranno amici insoddisfatti, pazienti psicotici e lo strano fidanzato sessantenne (Enzo Jannacci) della figlia adolescente (Nina Torresi).

Il somaro guarda impassibile, gode della natura e delle stranezze dell'uomo, a distanza. Si lascia accarezzare, ed osserva con nobiltà quella fauna agitata che cura le proprie ansie con canne, biberon di alcool, sesso ed ansiolitici.
Castellitto costruisce delle gerarchie ben ordinate. I genitori ed i figli in primo luogo, ma anche il sessantotto e ciò che ne è stato, gli ideali e la disillusione, le regole e chi le regole le ha subite. Sebbene le prime categorie di ogni gruppo siano tutt'altro che concrete. Spettri di ciò che sono realmente e ciò che avrebbero dovuto essere. L'arrivo di Armando destabilizza l'universo di certezze che Marcello ha costruito. "Il Presidente" è al di sopra di ogni categoria, e per ognuno arriva a rappresentare l'anello mancante all'affermazione di sé. Per Rosa è un padre amabile e attento; per Marina diventa l'amante che cerca in suo marito; per la tata è il compagno comunista che intervenga a correggere e placare gli eccessi della borghesia perbenista; persino per Marcello il Presidente potrà rivelarsi un compendio a "quel vuoto" che si porta dentro e che confessa alla figlia sotto effetto della cannabis.

La Bellezza del Somaro è una commedia ritmata, piacevole e ben calibrata nei ritmi. Per il regista è una'opera "alla Cechov", e credo che la definizione basti a sottolinearne i limiti. La resa dei conti tra i figli ed il genitore inerme, così come il rimprovero severo dei coetanei a Rosa, sono fin troppo sottolineati, motivati fino all'esasperazione. Si ha quasi l'impressione che Castellitto abbia voluto inserire delle didascalie esplicative così che tutti potessero capire il livello preteso dalla sua storia. Se il film è in primis una critica a se stesso, intellettuale, professionista piegato alle logiche dell'economia, benestante e dimentico dell'etica e dell'innocenza che una volta sosteneva (la porchetta che sanava il buco nello stomaco), il risultato finale è sì una buona prova di regia, ma anche un'opera che non riesce a contenere tutto ciò che vorrebbe. Meno ampollosa e pretenziosa avrebbe funzionato meglio. Tuttavia la sovrabbondanza di citazioni e le parole vomitate in continuazione rendono bene il disagio di comunicare effettivamente denunciato.

ARISTA IN PORCHETTA
500 g di arista
800 g di pancia di maiale
2 cucchiai di salvia tritata
2 cucchiai di rosmarino tritato
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio di pepe nero
1 bicchiere di vino bianco
sale q.b.
Fate un trito di salvia, rosmarino ed aglio. Dividete l’arista in 2 parti (longitudinalmente). Aprite a libretto la pancetta, salate e pepate ed insaporite con gli odori l’arista e cospargete con il resto degli odori la pancia (solo il lato interno). Adagiate l’arista al centro della pancia e chiudete a roll, legate con spago da cucina e mettete in forno a 160 gradi per 2 ore. Ogni tanto bagnate con il vino e girate la carne.



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