venerdì 27 febbraio 2015

NESSUNO SI SALVA DA SOLO (S. Castellitto, 2015)

A fare da cornice è una cena, Gaetano (Riccardo Scamarcio) e Delia (Jasmine Trinca) si ritrovano al tavolo di un ristorante qualunque (Pane Nostro) a discutere di come organizzare le vacanze per i bambini. Nel mezzo della conversazione, alternata a liti ed insulti a denti stretti, la loro storia viene narrata dai flash back che analizzano la passione, l'amore ed il matrimonio tracciandone l'ascesa frenetica ed il declino fino alla separazione.

La storia di Delia e Gaetano è una storia come tante che Sergio Castellitto attinge ancora una volta da un romanzo della scrittrice e compagna di vita Margaret Mazzantini. La passione scoppia tra due giovani apparentemente diversi, lei biologa nutrizionista, fragile e con un passato da anoressica, lui aspirante scrittore ma meno raffinato nei modi, e li consuma fino alla nascita dei due figli, quando le responsabilità ed i doveri quotidiani s'impongono sull'euforia amorosa. Ogni ambizione cambia, i sogni stessi svaniscono o si tramutano in qualcos'altro, come in quasi tutte le coppie accade, fino ad accusarsi a vicenda, al tavolo di un ristorante, di essere cambiati.

Il film è pulito e lineare, non ci sono colpi di scena da aspettarsi, tutt'altro. Nel suo essere placidamente narrativo, parla direttamente allo spettatore, e ci si commuove laddove si accetta il compromesso di uno sguardo reciproco. Non manca una sequenza quasi onirica in cui i due protagonisti si confrontano con una coppia più anziana (interpretata da Angela Molina e Roberto Vecchioni) che potrebbe valere come deus ex machina. In realtà il regista dissemina lungo il film impercettibili suggerimenti di salvezza che convergono tutti nella preghiera sulla gradinata della Galleria d'Arte Moderna di Roma. Che sia l'arte la sola a poterci salvare dalla crisi civile/amorosa?

Più che Non ti muovere e Venuto al mondo - gli altri due film ispirati e sceneggiati da Mazzantini - questo nuovo film di Castellitto meglio si sposa con La Bellezza del Somaro, poiché a fare da sfondo al dramma della famiglia borghese è sempre quella patinatura critica alla famiglia come vittima sacrificale dei postumi del sessantotto. I genitori di Gaetano ne sono l'esempio più comico, ex hippie che fumano marijuana e suonano la chitarra a tavola con l'albero di Natale addobbato sullo sfondo, ma tanto per Gaetano quanto per Delia il senso di inadeguatezza e sofferenza nella coppia è imputato ai padri, sbagliati o assenti che siano. E agli stessi padri, forse, è consegnato il senso possibile della salvezza, che se "nessuno si salva da solo", allora saranno proprio loro a doverci tendere una mano, e non per redimersi o per onniscienza, ma solo per avere già provato e fallito nelle stesse situazioni.

RICETTA
Famiglia. Che sia equilibrata o caotica, è pur sempre famiglia, con le belle e le brutte stagioni. E cosa c'è di più familiare di un bel piatto di polpette? Sì, semplicissime e familiarissime

POLPETTE AL SUGO
250 gr di carne macinata di maiale
250 gr di carne macinata di vitello
100 gr circa di pane raffermo sbriciolato
50 gr di formaggio grattugiato misto parmigiano e pecorino
prezzemolo
sale pepe
2 uova medie
sugo di pomodoro al basilico, 1l
olio qb
un bicchiere di latte
farina qb
In una ciotola capiente mettete la carne ed aggiungete il prezzemolo tritato, il pane che avrete precedentemente ammorbidito con il latte e poi strizzato, sale, pepe e le due uova. Lavorate con le mani fino ad amalgamare tutti gli ingredienti in un impasto omogeneo. Dividete l'impasto in tante palline di medie dimensioni (poco meno di una pallina da tennis), passatele nella farina e friggetele. Devono essere solo dorate all'esterno, non è necessario cuocerle bene. Intanto in una pentola scaldate il sugo, mentre sobbolle calateci le polpette una ad una, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fiamma bassa per circa mezz'ora. Servite calde, da sole o con della pasta fresca condita con il sugo di cottura.

giovedì 26 febbraio 2015

KINGSMAN - THE SECRET SERVICE (M. Vaughn, 2015)

Gary Unwin, detto Eggsy, è un adolescente sbandato, vive con la madre ed il compagno violento. Diciassette anni prima, alla morte del padre, un uomo misterioso gli aveva affidato una medaglietta con un numero di telefono ed una parola d'ordine incisi, da utilizzare in caso di necessità. L'uomo era Harry Hart, lo stesso che si presenta ad Eggsy per addestrarlo a diventare un agente segreto dei Kingsman.

Prendete il più elegante tra gli attori british, fatelo allenare ogni giorno per sei mesi e poi mettetelo al centro di un film d'azione ed avrete Colin Firth nei perfetti panni di Harry Hart, l'agente segreto dei Kingsman, irresistibile mentore per Taron Egerton nel ruolo di Eggsy - qui alla sua prima esperienza cinematografica- . Sì, perché se in passato è stato facile riconoscere Firth quale elegante gentiluomo (ricordate A Single Man?), oggi è sorprendente vedergli ammazzare i cattivi e sapere che ha girato l'80% delle scene senza l'ausilio di una controfigura.  Di contro c'è un inedito Samuel L Jackson, il villain con la zeppola e il cappellino da baseball, un po' Steve Jobs e un po' Dottor Male di Austin Powers con un piano omicida talmente assurdo da risultare divertente.

Si potrebbe dire che Matthew Vaughn sia ritornato in scena con un altro cinecomic (dopo Kick Ass e X-Men), se non fosse che Kingsman ha poco a che fare con le cose già viste. Se mantiene i tratti autentici del fumetto di Mark Millar, allo stesso tempo ammicca al cinema di spionaggio alla 007 e, più che di vere citazioni, è farcito di molte situazioni canzonatorie nei confronti dei riferimenti cinematografici che ci si aspetterebbero. A far da padrone è il conflitto più che godibile tra eleganza e mistero in doppiopetto contro megalomania e sfarzo con berretto. Da una parte si schiera la cura per la riservatezza e dall'altra il delirio di onnipotenza, e in tutto ciò non manca una scazzottata letteralmente "mondiale". La narrazione si fa via via più incalzante, ogni personaggio aumenta in spessore, persino il piano di Valentine si delinea tanto da risultare credibile, mentre il ritmo crescente è sorretto dalla colonna sonora, come già prefigurato dalle note di Money for nothing dei Dire Straits nell'incipit.
Insomma, Kingsman si propone tanto come prodotto per gli amanti dei cinecomics quanto per i devoti di 007, sicuramente riuscito anche nel suo essere un buon racconto di formazione, cosa che già Kick-Ass aveva tentato ma in modo meno efficace.

RICETTA
Kingsman è un film di intrattenimento in cui Vaughn ha finalmente trovato un equilibrio lodevole tra la smania di omaggiare un prodotto da lui apprezzato - il fumetto - e la necessità di creare un prodotto diverso e altrettanto buono per il cinema. Il risultato è energico, sorprendente, assolutamente efficace. Ultimamente sono diventata una grande fan dello chef Jamie Oliver che conduce vari programmi in onda su LaEffe e pochi giorni fa, forse il giorno dopo aver visto Kingsman, Jamie ha preparato una ricetta che ho trovato particolarmente adatta al film. Si tratta di un'alternativa gustosa ed economica al cibo d'asporto che in Inghilterra è un appuntamento imprescindibile del venerdì sera. Anche in Italia la pizza del sabato sera sta lentamente cedendo il passo a cibi esotici o difficili da fare in casa, ghiottonerie che si possono trovare semplicemente ordinando su internet con JustEat. Ebbene, se amate il fast food davanti ad un buon film raffinato e ugualmente pieno di scazzottate severe, preparate
500 gr di carne di agnello macinata
timo fresco
cumino
4 peperoncini lunghi
buccia grattugiata di un limone
una manciata di pistacchi sgusciati
salsa piccante
1/4 di cavolo rosso
una cipolla rossa
insalata mista
un cetriolo
yogurt bianco
menta fresca
aceto di mele
olio evo
sale
2 piadine o tortilla

In una ciotola lavorate la carne macinata con cumino, timo e sale. Prendete 4 bastoncini da spiedino ed avvolgete l'impasto intorno come a formare dei lunghi hamburger infilzati. Grigliate su una piastra ben calda con accanto i peperoncini. A parte tagliate il cavolo a listarelle sottili e conditelo con sale, olio, due cucchiai di aceto ed un cucchiaino di zucchero. All'insalata aggiungete il cetriolo affettato e condite il tutto con menta e poco olio. Tagliate la cipolla e mettetela a marinare con limone, sale e pepe. Pestate i pistacchi nel mortaio con il cumino e la scorza di limone. Quando gli spiedini saranno cotti spennellateli con la salsa piccante e rotolateli nel pistacchio. Servite su una piadina con insalata, alla quale aggiungerete qualche cucchiaio di yogurt, cavolo rosso e cipolla.

mercoledì 4 febbraio 2015

JUPITER ASCENDING - IL DESTINO DELL'UNIVERSO ( Andy e Lana Wachowski)

Jupiter Jones (Mila Kunis) è figlia di immigrati russi. Orfana di padre sin dalla nascita, vive con il resto della famiglia e per mantenersi fa le pulizie a domicilio. La sua vita cambia quando scopre di essere oggetto delle mire degli Abrasax, i sovrani che governano l'universo. A tentare di salvarla arriva Caine (Channing Tatum), un mercenario solitario ingaggiato da uno dei sovrani, ignaro della vera identità di Jupiter e del perché vogliano ucciderla.


Il mondo dei Wachowski è un universo in divenire che accoglie e supera in forza visiva tutti i mondi conosciuti, uno spazio fluido e mutevole che prende forma nella memoria cinematografica di tutti, sfidando lo spettatore a riconoscere tutte le citazioni possibili. C'è lo spudoratissimo e dichiarato intrigo sentimentale a La Bella e la Bestia, una scena-cameo di Terry Gilliam palesemente ispirata al suo Brazil, ma anche la nave spaziale e gli attacchi di guerra (i martelli, per intenderci) del gioco Warhammer 40000. Sono passati tanti anni da Matrix e sarebbe fin troppo scontato paragonare l'ultima fatica dei Wachowski ancora una volta alla saga che li ha resi celebri, se non fosse che loro stessi sembrano divertirsi a rimescolare e riproporre più o meno sempre la stessa storia. Jupiter, che dà il nome al film, è la protagonista, e come Neo a suo tempo è una persona qualunque che scopre di essere predestinata a grandi cose, principalmente ad una grande cosa: salvare la terra. Accanto ad ogni eroe c'è sempre un fedele compagno, che in questo caso è particolarmente fedele, essendo un incrocio tra un uomo e un cane (un lupo, in verità, ma una delle battute migliori del film sta nel paragonarlo ad un cane). Attorno a questo anello narrativo torna la riflessione, non troppo profonda né di difficile interpretazione, sulle logiche del potere e il sacrificio di molti per il bene di pochi. 

La sceneggiatura è carente, sembra voler mettere le mani un po' ovunque per poi ridurre tutto a zero: resta una grande impalcatura visiva, un involucro psichedelico ma vuoto. Tuttavia, qualcos'altro c'è, e se non è da ricercarsi nel contenuto, arriva in quel che si sedimenta dopo la visione. Jupiter Ascending è da collocare nella scalata di un cinema che fa leva sulla più potente spettacolarizzazione del mezzo, in nome del senso dello stupore che fu per primo di Méliès, lo schermo ci attrae attraverso vortici e luci abbaglianti e allo stesso tempo ci illude che quel che abbiamo davanti è una visione nuova e sorprendente. Un trucco, certo, che ci tiene protesi in avanti mentre i personaggi riflettono sul passato creando una struttura circolare che non ha evoluzione: un telescopio apre e chiude il film, una reincarnazione rinnova una storia che si credeva conclusa, ma soprattutto nella circolarità degli eventi non esiste più il tempo, le forme sono liquide e dinamiche, spesso difficili da seguire, ed il senso si diluisce. Nella tensione per farne un cinema delle attrazioni, Jupiter Ascending diventa uno spettacolo acrobatico, un circo Barnum di mondi esperibili in digitale che dribbla il rischio di filosofeggiare un secondo Cloud Atlas e si prende amabilmente in giro, guardandosi le spalle e perdendo qualche pezzo per strada.

RICETTA
Questa volta, cercando una ricetta adatta al film, mi sono imbattuta in un sito che raccoglie ricette da tutto il mondo per l'Expo 2015. Ci vorrebbe un alcolico speziato o un dolce stravagante. Bene, immaginate allora di sprofondare al cinema in una comoda poltrona, con gli occhiali 3D e lo schermo che piano piano vi avvolge e finalmente cattura. Cosa vorreste addentare? Io l'ho trovato, ma attenti alle briciole!


250 millilitri di Birra, Guinness
250 grammi di Burro
75 grammi di Cacao amaro
400 grammi di Zucchero
142 grammi di Panna acida
2 Uova
1 Vaniglia, i semi di una bacca
275 grammi di Farina
2,5 cucchiai da tè di Bicarbonato di sodio
400 grammi di Formaggio spalmabile
125 grammi di Zucchero a velo
150 grammi di Panna

Tagliate il burro a pezzetti e mettetelo a scaldare a fuoco dolce con la Guinness e lo zucchero fino a che il tutto non si sarà amalgamato. Togliere dal fuoco e far raffreddare.
Nel frattempo sbattere le uova con la panna acida e aggiungere il cacao setacciato. Aggiungete poco alla volta il composto di burro e birra e mescolate con una frusta. Per ultimo aggiungete la farina setacciata con il bicarbonato.
Versate il composto in una teglia da 24 cm imburrata e mettere a cuocere in forno a 180 gradi per 45-60 minuti. Fate la prova stecchino: dopo i primi 45 minuti infilate nella torta uno stecchino, dovrà uscire pulito.
A cottura ultimata, sformate e fate raffreddare completamente. La torta è buonissima già così! Se invece volete glassarla, preparare il n: mescolate lo zucchero a velo con il formaggio cremoso, fino ad avere una crema liscia. Montate la panna e aggiungetela delicatamente alla crema di formaggio. Potete glassare la torta interamente o solo sulla parte superiore.

venerdì 30 gennaio 2015

THE ICEMAN (A. Vromen, 2012)

Tratto dal libro The Iceman: a true story of a cold-blooded killer, di Anthony Bruno, The Iceman nasce dalla volontà di Ariel Vromen di portare sugli schermi la vita del sicario Richard Kuklinski condannato a sei ergastoli e morto in carcere nel 2006.
Di origini polacche, Kuklinski (Michael Shannon) non ha alcun rapporto con la famiglia di origine, allontanatosi presto da un padre violento, ha un carattere riservato e apparentemente docile. Sposa Deborah (Winona Ryder) e con lei costruisce una famiglia, pur tenendola all'oscuro del suo vero lavoro. Dapprima copista di film porno, poi sicario al soldo del boss Roy Demeo (Ray Liotta), Kuklinski arriva a guadagnarsi dai media il soprannome di The Iceman, l'assassino che sevizia e congela le sue vittime.

Presentato a Venezia nel 2012, finalmente il film arriva sugli schermi italiani. La storia è pressoché classica: si prende un assassino e si porta il pubblico a sodalizzare con lui mostrandone il lato più umano. L'operazione compiuta da Vromen è di sensibile limatura rispetto al profilo del personaggio reale, poiché sceglie di omettere molti dei particolari più sadici che ne fecero un omicida efferato oltre che un killer al soldo di qualcuno. Ma un film è pur sempre un film, e va giudicato come tale, a prescindere dalla storia che lo ha ispirato.
Lineare e costante, il ritmo della sceneggiatura trae giovamento dallo sguardo di ghiaccio di Michael Shannon, qui protagonista e consolidato interprete di un ennesimo ruolo da matto, sicuramente grazie all'ambiguità con cui riesce a rendersi credibile tanto come padre amorevole che assassino spietato. Accanto a lui Winona Ryder è la moglie ingenua e devota, perfettamente a proprio agio nei panni che più volte ha indossato nella sua carriera. Altra figura consolidata è quella di Ray Liotta in qualità di mafioso senza scrupoli e mentore di Kuklinski. Una scelta meno scontata ma ugualmente azzeccata è quella di David Schwimmer (Ross di Friends) nel ruolo del protetto di Demeo. Nel cast anche Chris Evans, sicario gelataio con un soprannome da villain dei fumetti, Mr Freezy, James Franco e Stephen Dorff in due ruoli cameo.

A rendere particolarmente gustoso questo film è che non cede mai alla tentazione di spiegarsi. Vromen rinuncia a mettere troppa carne al fuoco, accenna velatamente all'infanzia difficile di Kuklinski quando, su questo tema, avrebbe potuto giocare la carta dell'empatia in qualsiasi momento. L'oscurità che avvolge il protagonista è dichiarata sin dalla prima scena che ci propone il suo volto in penombra e in primissimo piano, ed è contagiosa al punto che alla fine si finisce con l'odiare più le ingenue figure di contorno (prima tra tutte la moglie Deborah) che l'algido e imponente protagonista.

RICETTA
Non so voi, ma l'unica cosa che proprio non mangerei dopo aver visto un killer che congela le proprie vittime, è un piatto a base di carne. Anche perché molta della carne che cucino proviene dal mio congelatore (scelta quasi obbligata quando hai una mamma calabrese che ti manda quintali di cibo).
Cucinerei, invece, un piatto che ho imparato guardando in tv lo chef inglese Jamie Oliver, un piatto economico, gustoso e vegetariano.
Arrosto di sedano rapa
INGREDIENTI
1 sedano rapa
500 g di funghi champignon
panna da cucina
timo
alloro
prezzemolo
aglio
burro
olio evo
olio al tartufo (un cucchiaino)
sale e pepe qb

Lavate e mondate il sedano rapa spuntando solo la parte con le radici, dove potrebbe annidarsi ancora della terra. Su una teglia disponete due lunghi fogli di carta d'alluminio, incrociandoli. Al centro mettete il sedano e massaggiatelo con olio d'oliva e gli aromi in abbondante quantità. Salate e raccogliete la carta attorno al sedano, lasciando all'interno gli aromi e due spicchi d'aglio; prima di sigillare il tutto versate nell'involucro l'olio al tartufo e mettete una noce di burro in cima al sedano. Chiudete bene ed infornate a 180° per 3 ore. Intanto fate rosolare i funghi già tagliati con poco olio,  aglio e prezzemolo. Quando saranno quasi cotti salate ed aggiungete la panna. Servite il sedano come fosse un arrosto accompagnato dalla salsa ai funghi.

TURNER (M. Leigh, 2014))

Mike Leigh filma la vita ed i luoghi del "pittore della luce" Joseph Mallord William Turner, e con essa uno splendido ritratto dell'Inghilterra vittoriana. Racconta gli ultimi venticinque anni di vita dell'artista, il legame con il padre, il rapporto negato con moglie e figlie, la vicinanza della governante innamorata ma usata solo come sfogo sessuale, infine l'affetto per la vedova Booth. Dentro ed intorno a lui, lo sguardo alla natura ed il bisogno feroce di cambiare gli stilemi imposti dall'accademia.

Turner fu un uomo non facile, la cui ispirazione artistica sembra spesso entrare in contrasto con una personalità burbera, apparentemente disinteressata nei confronti degli uomini quanto innamorata della natura ma è in realtà essa stessa un bisogno fisico, carnale. Ogni oggetto della sua attenzione deve essere riprodotto e dipinto, come la prostituta che giace in posa sul letto per essere ritratta, prima di concedersi. Turner brama di poter afferrare e congelare gli attimi, non a caso le sue pitture di luce ispirarono tanto i futuristi, e non a caso Leigh ha pensato di raccontarne gli ultimi anni di vita attraverso la scrittura di luce per antonomasia: il cinema.

A vestirne i panni è Timothy Spall e non c'è dubbio che l'attore sia perfettamente riuscito a calarsi nel ruolo, meritando la Palma d'oro a Cannes. Celebre presso l'Accademia Reale per i suoi modi, Mr. Turner era solito esprimersi più a grugniti che a parole, tratto non facile da rendere al cinema ma qui reso magnificamente da Spall che è espressivo nel suo essere di poche parole, i rapporti affettivi sono resi con semplicità gestuale ed espressività profonda.
A dominare, però, è la fotografia, qui curata da Dick Pope, che fa del paesaggio molto più che una spalla alla narrazione, quanto un involucro di meravigliosa intensità. La luce depone il suo fascino su uomini spesso sporchi e logori, la cui resa realistica è spietata. I personaggi parlano l'inglese dell'epoca, spesso difficile da comprendere, e la vita di tutti i giorni è decritta nella sua infinità di momenti spenti e attimi abbaglianti. Probabilmente, come unica nota negativa al film, avremmo voluto vedere una maggiore densità di eventi, magari nell'approfondire il rapporto tra Turner e gli altri membri dell'accademia, Constable su tutti. In 150' di visione, però, non ci si annoia, e lo spettatore resta vigile e partecipe, totalmente calato nei ritmi lenti della quotidianità vittoriana.

RICETTA
Sul numero di Natale della rivista di Cotto e Mangiato c'è una ricetta che ho letteralmente adorato. Il piatto è un tripudio di colori e sapori che si sposa benissimo con il clima invernale e con un film variopinto nei toni e nelle immagini.
Mi scuso per la scarsa qualità della foto, ma sono sicura che il risultato della ricetta sarà di vostro gradimento.
Involtini al radicchio e melograno
INGREDIENTI
Controfiletto di manzo intero, 720 g
cipolla bianca 100g
radicchio trevigiano 700 g
melograno in chicchi 200 g
patate 400 g
pinoli 30 g 
olio e.v.o 100 ml
burro 100 g
vino bianco, un bicchiere
brodo
scalogno
pecorino in scaglie
sale e pepe qb

Tagliate il radicchio dopo averlo lavato e liberato dalle foglie più esterne. Rosolatelo in padella con cipolla, pinoli e olio, salate liberate dall'acqua in eccesso e mettete da parte. Tagliate le patate a cubetti e mettetele in forno senza grassi, su una teglia con carta forno per non farle attaccare.
Tagliate il controfiletto in fette alte quanto un dito, irroratele di olio, aggiungete sale e pepe in grani e lasciate riposare qualche minuto. Infine cuocetele su una piastra ben calda secondo il livello di cottura desiderato.
Prendete il melograno, tagliatelo a metà ed estraete i semini. Metteteli in padella con lo scalogno e il vino bianco, lasciate sfumare e cuocete ancora con un mestolo di brodo, riducete ed aggiungete il burro (io ho aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna per esaltare la dolcezza del melograno, n.d.).
Tagliate la carne già cotta in fette sottili, formate degli involtini farciti con il radicchio e che sigillerete con uno stuzzicadenti. Cospargetele con scaglie di pecorino e infornate per pochi minuti. Servite con le patate bagnate con la salsa al melograno.

sabato 24 gennaio 2015

ITALIANO MEDIO (M. Macchia, 2014)

Giulio Verme (Maccio Capatonda) sin da piccolo coltiva il desiderio di fare la differenza (e la differenziata) rispetto agli altri. Nato in una famiglia qualunque da due genitori teledipendenti, è vegano, animalista, ambientalista e vive in una casa fatta di materiali riciclati con la fidanzata Franca (Lavinia Longhi). Un giorno bussa alla sua porta Alfonzo (Herbert Ballerina), ex compagno di scuola, che gli offre una pillola in grado di portare al 2% le funzioni cerebrali. Giulio abbandona così ogni inibizione trasformandosi, per qualche ora, nella persona che sempre aveva dichiarato di odiare.

Da più di dieci anni i fan di Maccio Capatonda (sì, Marcello Macchia) attendevano un lungometraggio. Tutti guardando i finti trailer ( Mobbasta, La Febbra, Il Vecchio Conio, per citarne alcuni) si sono divertiti immaginando che si potesse trattare di film reali, ebbene proprio da uno di questi nasce Italiano Medio. Di materiale da cui attingere ce n'era in abbondanza e nel film non mancano citazioni di vecchi lavori televisivi: c'è Mariottide, c'è il Passante di Professione, c'è l'Usciere. Tuttavia non correrò il rischio di parlare di questo film solo a chi conosce Maccio Capatonda, voglio farlo anche per chi non lo conosce e rivolgermi a quelli che sicuramente diventeranno nuovi affiliati. 

In sala dal prossimo 29 Gennaio, il film sta già riscuotendo le lodi dei critici più scettici. Incentrato sulla storia di un uomo fin troppo banale nel voler essere diverso dagli altri, Italiano Medio è uno sguardo sarcastico all'Italia delle contraddizioni, quella dove si può mangiare il porco fritto ed essere vegani, non voler guardare la tv e commentare i reality sui social network, essere politicamente impegnati e dichiarare "ma che ca**o me ne frega a me?". Già dai titoli di testa (dove compare l'indimenticabile Bruno Liegibastonliegi), Maccio finge come sempre di non prendersi sul serio, ma la storia mantiene per tutta la durata una messa in scena divertente e assolutamente credibile. Amante del nonsense e dell'assurdo, l'autore farcisce il racconto di tantissime citazioni cinematografiche ( tra cui Fight Club, Arancia Meccanica, Forrest Gump, Ocean's Eleven e soprattutto Limitless), - cosa che piace sempre tanto ai critici -, e sebbene siano tante le frasi-tormentone che fanno da raccordo nelle varie scene ( aMeChemenefregaAmme, scopare, sant'Iddio) mantiene sempre lucido il proprio punto di vista: l'italiano medio non è fatto di medietas ma di contraddizioni evidenti; tra l'uomo impegnato e l'uomo menefreghista vince l'uomo furbo, quello che si adatta e fa della propria sventura un vanto. 

Maccio Capatonda gioca tutte le carte nell'opera prima e, sebbene i suoi attori non siano professionisti anzi, molti di loro non avevano mai recitato più di una frase in un video per la tv, dietro c'è un lavoro di regia assai accurato. Nel cast anche Raul Cremona, Lo Zoo di 105 e Nino Frassica che compaiono in divertenti camei. Ad emergere oltre ad una satira genuina ed intelligente, è uno sconfinato amore per il cinema ed una cultura cinematografica tecnica e teorica molto ben dosata che, seppur con qualche limite (è pur sempre un esordio) non mancherà di coinvolgere il pubblico di ogni estrazione sociale.

RICETTA
Qui la ricetta è fin troppo facile da trovare. Ovviamente l'ingrediente base sarà il "porco", perché s devi mangiare qualcosa in onore di Giulio Verme che da vegano va a farsi un panino al "Porco Sventrato", allora la ricetta non può essere che questa

8 fette di filetto di maiale
4 uova, 300 g di pangrattato
olio per friggere q. b.
sale
Battete le fette di filetto di maiale con il batticarne avendo l'accortezza di inserire la fetta tra due fogli di carta forno, questo vi aiuterà a non sfilacciare la carne.
Preparate, quindi, la panatura: aprite le uova in una terrina e sbattetele leggermente con un pizzico di sale con una forchetta. Versate in una terrina, o direttamente sul piano di lavoro, il pangrattato. Intanto accendete il fuoco sotto l'olio per fritture affinché possa avere il tempo di scaldarsi. Passate le fettine dapprima nell'uovo e poi nel pangrattato.Tuffate nell'olio le fettine, una alla volta per friggerle fino a doratura uniforme.Una volta fritte, prelevate le cotolette dall'olio scolandole il più possibile ed adagiatele su fogli di carta paglia o carta assorbente per asciugarle dell'unto in eccesso. Salate le cotolette solo poco prima di servirle. Servite le cotolette ancora calde accompagnandole con dell'insalata fresca e se volete, degli spicchi di limone.

lunedì 19 gennaio 2015

L'AMORE BUGIARDO - GONE GIRL (D. Fincher, 2014)

Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunde Pike) sono sposati. Il giorno del quinto anniversario, però, lei scompare. Mentre tutti gli indizi sembrano portare all'ipotesi dell'omicidio, i media alimentano i sospetti su Nick.

Il film si apre con il racconto in prima persona di Amy. Dalle pagine del suo diario sappiamo come è cominciata la storia d'amore, che rapporto avevano entrambi con le rispettive famiglie, che tipo di vita conducevano a New York prima di trasferirsi nella periferia anonima del Missouri. Lei è la donna perfetta, intelligente, colta, bellissima. Lui è un marito apprensivo, ironico, affascinante. Alle delusioni ed ai fallimenti sul piano professionale ed economico, i due sembrano contrapporre un legame solido da difendere perché tutto il resto "è solo un sottofondo".

Lentamente il matrimonio deflagra come ogni altra certezza presunta. Con la crisi economica ed il senso di sicurezza che viene meno, le impalcature sociali scricchiolano e la maschera cade. Il matrimonio è uno status per cui scegliere qualcuno e diventare ciò che lui vorrebbe, l'equilibrio nella coppia è un cedere ed accontentare, tanto che essere desiderabili diventa la recita di tutta una vita; il confine tra ciò che si diventa e ciò che si era non è mai percepibile. Tra i due Nick è un ingenuo, l'aura di fascino e desiderabilità è una conseguenza del riflesso di Amy. A sua volta, lei è la fantastica Amy dei libri scritti da sua madre, una sorta di sé surrogato con cui confrontarsi per tutta una vita in una dimensione familiare anaffettiva.

Gillian Flynn, autrice del romanzo Gone Girl e sceneggiatrice per David Fincher, scrive un thriller intricato che trova nella firma registica dell'autore di Seven e Fight Club, una trasposizione visiva conturbante. Quando il punto di vista cambia assumendo lo sguardo di Amy, tutto viene ribaltato. Realtà e finzione sono talmente mescolati che non se ne distinguono i limiti, tutte le verità sembrano credibili, tutti gli inganni legittimi. Amy è vittima di Nick, ma ancor più lo è di se stessa, della gabbia tessuta sulla propria immagine. Ogni uomo che le è accanto la percepisce come una proprietà, e come tale si consegna nelle sue mani, con compiacimento masochistico. C'è un continuo incedere nella perversione della normalità da quando Fincher decide di dare al "contorno" uno spazio sempre più ampio e soffocante, la coppia non esiste ed il "sottofondo" ne decide le sorti. Lentamente i due protagonisti perdono ogni fascino e bellezza, e quel che è peggio è che non sono antipatici, né simpatici, semplicemente perdono spessore nel rumore che cresce. L'epilogo non arriva mai, non nel senso di giustizia, resta solo il senso d'impotenza, e tutto sembra ancora normale.

RICETTA
Un film che ti tiene incollato allo schermo per 149' merita una ricetta appiccicosa, no? La ricetta è di Omin Pepato


Torta Appiccicosa agli Agrumi con Miele al Gelsomino

Ingredienti:
230 gr di farina e lievito Molino Chiavazza
  • 130 gr di burro
  • 150 gr di zucchero
  • 3 uova
  • 1 barattolo di Fiordifrutta Limoni Rigoni di Asiago
  • 1 cucchiaio di Spumadoro
Per la copertura:
  • 4 cucchiai di Miele di Fico d'India
  • 1 cucchiaino di Aroma Gelsomino Flavourart
Procedimento:
Montate tutti gli ingredienti per il dolce nel robot, finché il composto non sarà spumoso. Versatelo in una tortiera imburrata di 20 cm di diametro e infornate a 160° per circa un'ora o finché uno stuzzicadenti introdotto al centro del dolce non ne uscirà asciutto.
Sfornate e bucherellate la superficie con uno stuzzicadenti. Scaldate il miele sul fuoco fino a renderlo fluido, spegnete il gas e aggiungete l'aroma al gelsomino. Versate sul dolce ancora caldo.
Lasciate raffreddare bene prima di affettare.

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